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Tra sofferenza e speranza

Ci sono piccoli segni che provengono dal cielo che, interpretati nella giusta maniera, chiariscono spesso gli eventi futuri.

C’è chi crede e chi non crede in questi eventi, che indiscutibilmente vanno interpretati.

Questi segni, che spesso verifichiamo nella vita quotidiana, si manifestano anche nel profano mondo del calcio, dove il tifoso è il rappresentante più illustre della categoria degli scaramantici.

Il tifoso rossoblù naturalmente non fa eccezione, anzi, è attento ad ogni minimo particolare in un periodo come questo in cui la squadra si sta giocando per l’ennesima volta una delle più importanti partite di tutti i campionati, quella tra il diritto di esistere nel mondo del calcio tra gli eletti della cadetteria o l’amarezza di sprofondare nell’anonimato più assoluto figlio di una crisi societaria senza fine.

La storia ci dice che il Taranto ha conquistato la promozione dalla serie D alla C2 nell’anno del Signore 2000; la squadra rossoblù ha dovuto attendere il 2006 per poter festeggiare un’altra promozione, stavolta dalla serie C2 alla serie C1, dopo gli spareggi vinti contro Melfi e Rende.

Siamo nel 2012, con la speranza viva che la regola del “sei” possa continuare, grazie ad una squadra e ad un mister che hanno deciso di far diventare una bella storia una grande leggenda.

I segni che vengono dal cielo alimentano le speranze di vittoria, e nutrono i cuori di una tifoseria sempre in sofferenza per le sorti della sua squadra, del suo amato Taranto.

La sconfitta patita ieri a Vercelli riporta alla mente la gara sofferta di Melfi, sei anni fa. Anche in quella occasione subimmo un rigore contro, anche in quella occasione perdemmo, anche in quella occasione si crearono le condizioni per un ritorno infuocato grazie alle intemperanze della dirigenza avversaria e grazie alle toppate arbitrali.

Come andò a finire a Taranto lo ricordiamo tutti.

In finale ci sta arrivando il Carpi, che gioca in un campo sportivo piccolo e inadatto proprio come successe sei anni fa al Rende, che poi chiese di giocare nella vicina Cosenza. Il Carpi ha giocato nella vicina Reggio Emilia tutto il campionato, per cui…..

Giocare la finale contro il Carpi, anche sul suo piccolo campo, significherebbe inoltre andare a trovare nuovamente il nostro caro Erasmo Iacovone, che proprio li riposa da quel maledetto 6 febbraio 1978; Iacovone simbolo di una città bella e sfortunata, eroe di un Taranto che non si vuole arrendere a nulla, neanche al destino, simbolo di un Taranto che in serie B ha vissuto tantissime stagioni consecutive esaltanti.

Nel frattempo altri segni dal cielo provengono dal calcio e rinfrancano la speranza. Sei anni fa il Taranto veniva promosso con un Cannavaro (all’epoca Fabio) che alzava una coppa importante, quella del Mondo; ieri sera un altro Cannavaro, stavolta Paolo, ha alzato un trofeo importante, la coppa Italia vinta dal Napoli.

Nei giorni scorsi inoltre il popolo tifoso ha pianto la scomparsa dell’ultimo Presidente capace di compiere l’impresa di sollevare il delfino rossoblù in serie B, quel Donato Carelli che spese tutto sé stesso per la causa della cadetteria, lasciato colpevolmente solo nel momento del bisogno da chi avrebbe dovuto proteggere il Taranto dagli attacchi di chi gli vuol male.

Donato Carelli scompare alla vigilia degli spareggi promozione del Taranto, in un momento di crisi societaria che potrebbe e dovrebbe portare una nuova dirigenza al comando della navicella rossoblù.

Fu proprio a lui (e indirettamente a tutti noi) che le Istituzioni del calcio fecero lo sgambetto in un giorno torrido dell’estate 1993, condannando il Taranto a anni di sofferenza e dilettantismo.

Sono passati quasi 20 anni. E’ arrivato dunque il momento di riappropriarci di ciò che ci spetta.

Ho fatto un sogno, tempo fa. Avremmo giocato i playoff, li avremmo vissuti (come al solito) con sofferenza, ma la gioia successiva sarebbe stata grandissima.

I sogni spesso si trasformano in realtà, aiutati da quei segni che evidenziavo pocanzi.

Ognuno può interpretare questi segni come vuole; io invito tutti a crederci agli stessi e ad investire tutto il proprio cuore rossoblù in questo momento, con fiducia e grande determinazione. Andiamo a riprenderci ciò che ci spetta.

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