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Taranto vs Foggia 1-2: c’era bisogno di Pieroni?

E’ il caso di arrabbiarsi e di preoccuparsi o di stare tranquilli? Di essere pessimisti o restare possibilisti in merito ad un futuro a breve termine più roseo per questo neonato Taranto?

Non sono tante le certezze che questa squadra riesce a dare, e purtroppo quelle poche non sono particolarmente positive.

Il Taranto incappa nella seconda sconfitta consecutiva tra le mura amiche dello Iacovone e questa volta a fare propria la posta in palio è il Foggia, l’unica compagine che potremo dire di aver affrontato di recente dato che ha avuto esattamente il nostro stesso destino: fuori dalla Prima Divisione per indebitamento eccessivo e costretta a ripartire come noi dal dilettantismo. E questa circostanza rende la sconfitta ancora più dolorosa: si è perso meritatamente contro una squadra non rodata, senza una preparazione adeguata e con i nostri stessissimi problemi. Anzi, a dirla proprio tutta, noi abbiamo avuto anche 15 giorni in più di tempo per allestire qualcosa di nuovo dato che la vecchia dirigenza neanche ha tentato di iscriversi al campionato attualmente in corso di Lega Pro!

Perciò quale giustificazione ci può essere? A mio parere nessuna, non ci sono assolutamente alibi: semplicemente ha vinto chi ha dimostrato in campo di essere superiore al proprio avversario.

Tuttavia restando equilibrati e ragionando con obiettività va considerato che si trattava della terza gara in una settimana che gioco-forza, soprattutto, gente ultratrentenne dalla carriera in parabola discendente, non abituata a certi ritmi e con una forma fisica e atletica non smagliante non può non sentire sulle gambe. Il problema però sembra essere purtroppo non semplicemente di condizione, ed è questo il lato “preoccupante” della faccenda…

 Mister Napoli non ha a disposizione per la contesa due over importanti al centro della difesa (Terrenzio e Prosperi) ma ripiega schierando il neo acquisto Occhipinti (32 anni, proveniente dal Messina) in coppia con il giovane Rosato. Maraglino tra i pali, Del Bergiolo a destra e Stigliano a sinistra non si toccano e completano il reparto.

In mezzo al campo torna a destra Bufalino dopo la botta al ginocchio subita domenica scorsa, Zaccaro è il classe ’94 prescelto per giocare a sinistra ed il vecchio Cordua ritrova Catalano al suo fianco, il migliore in campo della trasferta vittoriosa a Trani.

In attacco le novità: ora che tutti sono a disposizione il tecnico decide di far riposare Cosa, tenere Sarli centravanti unico di movimento supportato da Noviello tra le linee, anche se il campo dirà che in questo ruolo l’ex ternano si alternerà con Bufalino.

A guidare il nuovo Foggia, alla prima esperienza della propria storia in serie D, c’è Pasquale Padalino, ex difensore rossonero ai tempi di Zemanlandia (quella vera, non la versione sbiadita che Casillo ha provato a rimettere in scena due anni fa) proprio come l’allenatore rossoblu che era suo compagno di reparto. I dauni hanno un solo punto in classifica e cercano soprattutto solidità difensiva, dopo aver incassato 6 gol in due gare.

In uno Iacovone senza tifosi ospiti per il divieto del Casms ma ancora con buona affluenza di pubblico rinfrancato dalla prova infrasettimanale e nel quale si registrano ritorni in tribuna strani e tutti da verificare, con tanto di baci e abbracci (leggasi Gigi Blasi), sono i dauni a menare subito le danze mostrando una discreta quadratura e buona fluidità di manovra. Agnelli e Agostinone sono i “nomi vecchi”, cioè coloro che dal vecchio e fallito Foggia hanno sposato il nuovo progetto e sono rimasti (con tanto di polemiche nella tifoseria) ma i migliori sono Giglio, bomber 34enne ex Lucchese e Gallipoli che si dimostra esperto e valido, e Coccia, esterno offensivo classe ’93 che mette immediatamente in difficoltà il diretto avversario Del Bergiolo.

Il Taranto è spuntato, fumoso. Cerca di tenere il campo con attenzione e prova a colpire con tentativi della distanza per sorprendere l’incerto portiere under Mormile o tagli rapidi verso la porta di Bufalino e/o Noviello. Tuttavia gli automatismi non sono rodati, prevale la confusione e la manovra è farraginosa. Insomma i padroni di casa non pungono, nessuno emerge particolarmente nonostante le qualità individuali degli uomini già citati e di Catalano in mezzo al campo, Sarli vaga senza avere un riferimento lì davanti ed i rossoblu consegnano le chiavi della contesa al Foggia che prima sfiora il gol con Coccia, scavetto su Maraglino in uscita salvato sulla linea e poi lo trova con Giglio che in chiusura di tempo chiude facilmente a rete un cross basso dalla sinistra giunto a causa di un errore di posizionamento della linea arretrata che non fa scattare in fuorigioco l’esterno sinistro-assistman rossonero. 0-1 meritato e si va al riposo.

Ma può avere senso un Taranto spuntato che si basa su una qualità delle mezze punte? Teoricamente è possibile, ma a patto che queste viaggino a mille in termini di corsa, velocità e resistenza e sappiano dialogare tra loro. Purtroppo tutto ciò non si vede assolutamente sul terreno di gioco. Per di più i terzini spingono ben poco e sulla sinistra Zaccaro continua a mostrare limiti tattici, di personalità e di concentrazione dovuti solo parzialmente alla giovane età. Certo, guardando appunto Coccia, nato nel dicembre del 1993, la differenza è abissale…

 Nella ripresa ci si aspetta una reazione d’orgoglio dei ragazzi di Napoli ma il campo dice altro: nei primissimi minuti si prosegue nel solco della prima parte di gara con in più la fatica che si accumula nelle gambe. L’unica possibilità di svolta è l’ingresso del centravanti ed il mister non può che proporlo, optando per il cambio con Bufalino: si torna all’assetto vincente di Trani ed il Taranto ne beneficia immediatamente con una maggiore presenza proprio fisica nel campo. Ed all’attempato bomber rossoblu bastano appena una decina di minuti per timbrare per la prima volta il cartellino allo Iacovone: Cosa non lascia diventare inutile una palla vagante in area piccola sugli sviluppi di un corner (che tra l’altro inizialmente il guardalinee aveva negato) e può esultare sotto i tifosi finalmente festanti. 1-1 e palla al centro.

Sembra cambiata l’inerzia del match ora, ma si tratta di un lampo, dura pochissimo. Il tema tattico non cambia ed anzi tocca a Maraglino con un riflesso felino arpionare un pallone che di testa i foggiani rischiano di mettere in rete. Un buon Occhipinti, in preda ai crampi, lascia il posto al giovanissimo Terlino al centro della difesa e anche Noviello lascia il campo con il fiato corto per far posto all’interessante esterno offensivo Biondo, appena acquistato. Il Foggia resta concentrato e tranquillo, anche il pareggio non è male, mentre il Taranto è ancora piuttosto confusionario.

Stavolta per i rossoblu non c’è il lieto fine come a Trani: all’80esimo Terlino, ancora con l’attenzione rivolta alle proteste per un evidente fallo di mano non segnalato a metà campo, si lascia sfuggire quella volpe di Giglio, che ben servito in verticale non perdona Maraglino con un tracciante di sinistro sotto la traversa. 1-2. Cala il gelo tra i presenti e festeggiano gli ospiti, che condurranno poi tranquillamente in porto il risultato anche con l’apporto di Niang, colosso di colore che Padalino inserisce per dar man forte al centrocampo. Prima vittoria in D per loro e un’altra domenica amara per noi, con il pubblico sugli spalti che inizia a provare sulla propria pelle la reale dimensione di questa squadra.

 Forse, anzi, senz’altro è troppo presto per dare giudizi compiuti, lo si è già detto, ma quantomeno, visto che siamo appena alla terza giornata e non deve esserci un particolare assillo di risultato, si cerchino le soluzioni per trovare un gioco congeniale a questi ragazzi: il Taranto in 4 partite dall’inizio del campionato, compresa la prima poi sospesa, ha tirato pericolosamente in porta rarissime volte e nello stesso tempo non sembra avere neanche particolare solidità né grinta da vendere (escluse poche eccezioni)…

Ma davvero per creare da zero una compagine di transizione e senza velleità particolari che non siano quelle di una tranquilla salvezza era proprio necessario rivolgersi alla consulenza tecnica di uno con il curriculum (e la fedina penale) di Ermanno Pieroni?

 Alla prossima. E sarà ancora contro una pugliese: si va a Bisceglie.

di Fab_Ta

 

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