Si disse che la prima sconfitta in campionato, 0-3 in casa contro il Gladiator, sarebbe stata utile: era soltanto lo scotto da pagare per una squadra assemblata da pochissimo contro una compagine già rodata ed esperta di queste categorie. Poi dopo il successo nel finale del recupero infrasettimanale a Trani arrivò un’altra sconfitta interna, questa volta contro il Foggia neo costruito, e qualcuno volle imputarla più che altro ad episodi ed a condizioni fisiche non eccezionali dopo i tre impegni ravvicinati.
Ora la débacle di Bisceglie, con la squadra praticamente al completo, compreso capitan Prosperi, al rientro dalla squalifica ed al nuovo innesto Vicedomini che torna in rossoblu dopo la sfortunata passata stagione.
Bisceglie-Taranto, vista con il senno di poi, è la gara perfetta per il mister dei padroni di casa: e cosa altro poteva sognare per la sua squadra se non una passeggiata di salute, senza alcun patema!
E’ evidente che mister Napoli non riesce a trovare la quadratura del cerchio. Anche nella città dei Dolmen il tecnico insiste con il suo 4-4-1-1. Il pacchetto difensivo è identico a domenica scorsa con la sola novità del rientro del capitano al posto del bravo Rosato. A centrocampo le novità sono sulle fasce: Biondo si impossessa della corsia destra scalzando Bufalino (ancora non al meglio) che si accomoda in panchina e a sinistra Audino, classe ’95, rileva Zaccaro che si era mostrato non all’altezza nelle prime uscite della stagione. Cosa torna al centro dell’attacco dal primo minuto coadiuvato da Giorgio Noviello.
Il Bisceglie del tecnico Ragno è una delle squadre in odore di alta classifica. Scende in campo con un 4-4-2 scolastico ma compatto, che ha le sue eccellenze nell’ex barese La Fortezza e nelle punte Genchi e Di Rito. Questa squadra è una matricola del torneo, visto che la scorsa stagione ha terminato al secondo posto il suo girone del campionato di Eccellenza ed è stata promossa solo grazie alla vittoria della Coppa Italia di categoria con finale disputata al Flaminio di Roma contro il Pisa Sporting Club, seconda squadra della città della torre pendente.
Bastano 25 minuti di gara ai nerazzurri per chiudere il discorso: già al terzo l’arrugginito Prosperi si fa saltare dall’argentino Di Rito con una finta a rientrare verso la porta, e lo stende, o comunque l’attaccante è bravo a cercare il contatto. Rigore abbastanza solare e gol: 1-0 al pronti via, esattamente quello che non serviva ai rossoblu.
La reazione è solo fumo, niente di concreto. Al 20′ Del Bergiolo sgambetta il furetto Di Ruocco dalle parti dello spigolo dell’area di rigore, ci potrebbe stare il giallo ma il direttore di gara estrae clamorosamente il rosso! Proteste veementi ma la scellerata decisione è presa: d’altra parte siamo in categorie dilettantistiche e lo si vede anche dagli arbitri… Passano altri 5 minuti ed arriva la mazzata definitiva con un lancio dalla propria metà campo di La Fortezza verso la punta Genchi che supera in velocità il lentissimo Occhipinti, resiste facilmente al ritorno di Stigliano e supera l’incolpevole Maraglino.
Praticamente finisce qui, ed il risultato resisterà fino al termine solo grazie ad un monumentale Maraglino nella ripresa (che pare aver imparato tanto dal suo ex compagno Bremec) ed ai padroni di casa che non vanno oltre il piccolo trotto.
Il Taranto è assolutamente non pervenuto, inutile pure soffermarsi sulla prestazione dei singoli. Mai un pericolo reale, manovra farraginosa e senza sbocchi, ma soprattutto ritmi bassi, bassissimi! Appena qualunque di questi primi avversari incontrati abbia accelerato un pò si è andati in estrema difficoltà. La squadra non è blocco, è solo un insieme di gente che va quasi per proprio conto e qualcuno sembra pure fuori forma e/o svogliato. Non si riesce ad intravedere quasi nulla, anche in prospettiva. Se il problema fosse solo di condizione avremmo una squadra che magari scende in campo tosta, gioca in un discreto modo per un periodo limitato di tempo e poi al limite “spompa”. Ma non è per niente così, fino ad ora c’è stata troppa confusione: un vero e proprio cantiere aperto.
Per carità, non va dimenticato tutto quello che è successo in questa estate e va sempre tenuto presente che il budget è assolutamente limitato, ma di certo si può fare qualcosa di più, anche solo in prospettiva salvezza (in serie D!), perché giocando in questo modo sarà difficile trovare molte avversarie peggiori.
E’ assolutamente necessario darsi una svegliata in campo e possibilmente anche in società, chiarendo la situazione di gestione e competenze. Pazienza ed equilibrio nei giudizi sì, senza farsi prendere dallo sconforto, ma agire in tempi rapidi e dare un senso al lavoro è altrettanto auspicabile.
E domenica ci rende visita il Sant’Antonio Abate (sigh!!!) reduce da una vittoria per 4-1. Che Taranto sarà?…
di Fab_Ta

