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E sono 6: ora però rialziamoci!

E sono 6! A Matera arriva la sesta sconfitta di questa durissima stagione.

Un’annata davvero difficile da digerire, che non regala soddisfazioni neanche quando ciò sembra possibile.

E’ il caso di Matera-Taranto, gara che ci vede sfavoritissimi in partenza, visto che noi abbiamo purtroppo dimostrato fin qui di essere ben poca cosa, mentre gli avversari sono una delle compagini favorite per il salto di categoria, o meglio, il budget stanziato ed utilizzato per la costruzione della squadra è di quelli da ambizione di primo posto.

Eppure i lucani non stanno rispettando per filo e per segno i pronostici, dato che arrivano al match da quinti in classifica, con un allenatore (Sciannimanico) già saltato ad inizio stagione, e, conoscendo già il risultato delle avversarie causa posticipo, sanno che non vincere contro di noi allargherebbe in maniera forse irrimediabile il divario dal vertice.

Pur essendo geograficamente molto vicine e nonostante una lunga storia pallonara, Matera e Taranto si sono incrociate poche volte nei loro rispettivi cammini. Nella vicina città dei Sassi non si ospitavano i rossoblu in campionato da 15 anni, nel novembre del ’97, ultimo di tre tornei consecutivi di serie D nello stesso girone. Prima di allora altri 2 precedenti: una vittoria nel ’69 in una serie C poi terminata con la promozione del Taranto, ed il più significativo 1-0 per il Matera nel ’79, gara storica per i lucani in quanto si trattava dell’esordio casalingo nell’unico campionato della loro storia disputato in Serie B…

Altri tempi, oggi entrambe le squadre vivono un presente difficile, da tutti i punti di vista, non solo quello calcistico. Ma le due città hanno la caratteristica comune di essere abitate da gente abituata alle difficoltà e che comunque riesce a venirne fuori, e questo non può che essere l’auspicio migliore per due territori straordinari e nello stesso tempo violentati da scelte politiche e strategiche di difficile comprensione.

Tornando al calcio Pettinicchio è in perenne penuria di uomini, ormai è la normalità, a causa di mille acciacchi dei quali si fa sempre più fatica a distinguere quali i reali e quali “diplomatici”. Schiera un 3-4-3 comunque simile a quello di domenica scorsa contro il Campania. Maraglino tra i pali, Rosato-Prosperi-Prete trio difensivo, Biondo-Gnoni-Cosentini-Stigliano in mezzo ed il tridente Fumai-Bongermino-Curri. Praticamente è proprio quest’ultimo, ex Berretti, l’unica novità: prende infatti il posto dell’infortunato Noviello, presunto colpo dell’estate che insieme a Sarli, Cosa, Cordua, Prosperi e Vicedomini avrebbero dovuto, nelle intenzioni, rendere questo Taranto una squadra che poteva dire la propria già in questo torneo. E invece oggi troviamo schierata una squadra giovanissima che corre senz’altro di più ma con poca esperienza e qualità.

Il Matera, come detto, non può sbagliare. Favarin gioca più o meno a specchio ma con gente più smaliziata e con il fattore campo dalla propria parte.

Eppure la partenza per loro è uno choc, per noi un sogno: pronti-via i rossoblu si dimostrano abbastanza spigliati e senza timori reverenziali. Al minuto 7 il solito Fumai lavora un bel pallone al limite dell’area, attende l’arrivo di Biondo sulla destra che appena dentro l’area viene falciato da Pinna: rigore! Fumai spiazza il portiere di casa e siamo avanti 1-0. Tuttavia Biondo, colpito duro, non rientra, le cure mediche si protraggono ma intanto, in dieci uomini, arriva il raddoppio: azione fotocopia alla prima con l’ex Noicattaro che di nuovo attende con il pallone tra i piedi l’arrivo di Curri sulla destra, lo serve con i tempi giusti e per il tarantino è un gioco da ragazzi superare di piatto sinistro l’estremo difensore portando i suoi sul 2-0 dopo dieci minuti: incredibile!

Biondo getta la spugna (distorsione alla caviglia per lui) e Pettinicchio, in doppio vantaggio, sceglie di ridisegnare la squadre, sostituendo l’infortunato con il giovanissimo terzino Brancato. Si passa quindi un più coperto 4-4-2 ed è un segnale probabilmente sbagliato: la squadra perde qualche riferimento ed il Matera, che era parso non entrare neanche in campo, inizia a macinare gioco, con i nostri che li aspettano, provano a contrastare, recuperare palla e ripartire.

Maraglino è chiamato più volte a sbrogliare qualche matassa di troppo, il centrocampo fatica a fare filtro nonostante l’impegno dei giovani Gnoni e Cosentini e Favarin, visto l’atteggiamento ospite impostato prettamente sulla difensiva, capisce che è ora di osare inserendo subito una quarta punta, Ceccarelli, al posto di un centrocampista, varando uno strano 3-3-4 che alla fine si rivelerà efficace.

I padroni di casa spingono giocando anche sui nervi e sulla fragilità dei nostri, d’altra parte anche il direttore di gara permette loro entrate durissime, da cartellino “arancione”, che invece talvolta non vengono neanche sanzionate… Alla mezzora i padroni di casa passano, con un centro dalla trequarti sinistra che proprio il subentrato Ceccarelli devia in reta sugli sviluppi di un calcio d’angolo dalla parte opposta sul quale i nostri tardano ad uscire in modo da mettere la punta in offside. Oddìo, andrebbe verificato se effettivamente questa uscita della difesa sia giusta o in ritardo: le immagini non chiariscono se l’attaccante sia o meno in posizione regolare al momento del cross.

Fatto sta che l’1-2 convalidato aizza il pubblico. I padroni di casa provano immediatamente ad assaltare subito Maraglino per segnare il punto del pareggio ma è il Taranto che clamorosamente in finale di tempo si mangia il gol che forse chiuderebbe la contesa: di nuovo Fumai si libera al tiro dal limite dell’area, respinge il portiere Bianco e Bongermino, che fino ad allora effettivamente si era visto pochissimo, manca di sinistro il tap-in nella porta sguarnita sparacchiando al volo a lato. Si chiude il primo parziale in vantaggio, ma con la sensazione di aver sprecato un’occasione che difficilmente ricapiterà.Nella ripresa a guidare i rossoblu c’è Gilberto D’Ignazio visto che non rientra mister Pettinicchio, espulso negli spogliatoi per proteste.

Si riparte con il solito leit-motiv del Matera proteso all’attacco. Sembra onestamente solo una questione di tempo perché i nostri si difendono con apprensione, poca lucidità e quasi senza filtro degli attaccanti e dei centrocampisti che si abbassano immediatamente e non riescono mai a tenere un pallone.

Al 13′ si rivede Bufalino che rileva Bongermino nel tentativo di dare concretezza alle ripartenze ma non c’è neanche il tempo di farlo: come a Potenza il Taranto si dissolve in un amen. Dal 19esimo al 22esimo, in soli 3 minuti, Maraglino è costretto a riprendere dal sacco due palloni messi al centro dalle fasce e deviati piuttosto facilmente in rete. Sul gol del pareggio in particolare emergono tutti i limiti della fase difensiva rossoblu, con il terzino sinistro Prete che cincischia al limite dell’area con il pallone tra i piedi, invece di disfarsene subito con un passaggio laterale o con un lancio alla viva-il-parroco (visto il livello…), perde palla ed innesca l’azione vincente.

A metà ripresa si è quindi già desti dal sogno di espugnare lo stadio Franco Salerno: purtroppo sono questi i sogni calcistici dell’attuale Taranto…

D’Ignazio manda in campo Sarli giusto per l’ennesima bordata di fischi della stagione, stavolta però solo virtuali (ai tarantini è stata vietata la trasferta) ma il Matera chiude la gara in controllo, senza patemi, ed incamera i 3 punti che voleva.

Al ritorno a casa qualcuno dei nostri ragazzi troverà danneggiate le auto lasciate nel parcheggio dello Iacovone: è un gesto assolutamente censurabile che non porta alcuna utilità e probabilmente rivolto ai meno colpevoli dell’attuale situazione. “La mamma degli imbecilli è sempre incinta”, si dice in questi casi, ma credo che sarebbe il caso di sterilizzarla! C’è necessità di crescere (anche se lo diciamo da anni) perché è vero che un Taranto così messo male nel calcio italiano forse non si era mai visto, ma se si sceglierà di proseguire nell’attuale solco di isteria collettiva continua credo diventerà sempre più arduo, se non impossibile, risalire a livelli accettabili, e le storie di qualche nobile decaduta che stiamo incontrando in queste categorie è lì a testimoniarlo.

Di certo c’è che i nostri, comunque gli si schieri dal punto di vista tattico, hanno un atteggiamento in campo ben poco aggressivo, nel senso sportivo si intende. La “garra”, come dicono in Sudamerica, il sangue agli occhi insomma, e la capacità di fare gruppo sembrano proprio non appartenerci. Probabilmente è questa la maggiore delusione per noi tifosi, perché dai più giovani o più in generale da tutti a questi livelli ci si può aspettare l’errore nel gesto tecnico, non la sufficienza negli atteggiamenti come più volte accaduto in questo campionato (Bisceglie, Battipaglia, Potenza…).

Ora però rialziamoci!

Alla prossima.

di Fab_Ta

 

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