E’ incredibile, credo si possa scrivere tranquillamente un libro sulle vicende calcistiche (e non…) targate TARANTO.
Ci eravamo lasciati a commentare una semifinale playoff per accedere in serie B, mestamente persa, e ci ritroviamo, come logica conseguenza di una situazione gestita con la logica del “o la va o la spacca”, nella metaforica polvere del dilettantismo.
Per carità, non siamo i soli in Italia ad aver vissuto queste “montagne russe”, altre piazze importanti con un passato di tutto rispetto sono cadute nell’oblio del pallone (addirittura anche in serie inferiori alla nostra attuale), eppure il leit motiv rossoblu resta identico: qui da noi nulla è mai banale.
Succede perciò che al termine di un estate tutta strana, nella quale il pallone in riva allo jonio ha rischiato di toccare prima l’agognata serie B con la bufala del ricorso al TAR vinto, e poi un punto bassissimo, forse di non ritorno (da individuarsi in quella categoria chiamata Eccellenza), si riparte oggi dalla Serie D soprattutto per merito di un soggetto nuovo, mai esistito a Taranto e che ancora è utopia in diverse altre parti d’Italia: una associazione di tifosi comuni che crea concretamente dal nulla un soggetto giuridico (intuizione fondamentale) chiamato TARANTO F.C. 1927 e “traina” l’iscrizione del nuovo sodalizio al massimo campionato dilettantistico.
E’ stato un parto indubbiamente difficile e magari ancora controverso, ma in questa sede è giusto parlare di calcio giocato, di quello che si è visto sul rettangolo verde, appunto.
E allora al Comunale di Trani, dopo la parentesi della Coppa Italia di D a Grottaglie giocata con gli juniores, riparte un nuovo campionato: non si iniziava dai dilettanti precisamente dal 12 settembre 1999: Taranto-Taurisano 2-0: un tuffo al cuore, dopo aver visto allo Iacovone negli ultimi anni giocatori che oggi sono tranquillamente in A e B e qualcuno è addirittura convocato in nazionale…
I nuovi rossoblu sono guidati da mister Tommaso Napoli, siciliano di nascita ma provienente da una panchina calabrese, per la precisione quella del Cosenza, che fa quindi la strada inversa rispetto al suo predecessore Davide Dionigi approdato (lui si, per davvero) in serie B proprio a Reggio Calabria.
Il tecnico sembra uno tosto, molto presente negli allenamenti e nella gara. D’altra parte il campionato di Eccellenza vinto a Licata due anni fa seguito dal secondo posto (con playoff nazionali vinti) a Cosenza nella scorsa stagione avranno un proprio perché! Il modulo scelto è un 4-4-2 piuttosto scolastico ma aggressivo, con gli esterni chiamati a supportare la manovra d’attacco.
In D per regolamento è necessario schierare 4 ragazzi chiamati “under”: uno che sia nato nel ’92, due nel ’93 ed un altro nel ’94. Questo Taranto creato e plasmato in pochi giorni ovviamente adempie al compito soprattutto con uomini nel reparto arretrato, lasciando ai “grandi” il compito di creare occasioni da gol.
Il Trani di mister Pensabene è invece una squadra creata con i giusti tempi e si dice che sia tra le pretendenti alla promozione (sale direttamente soltanto la prima). Probabilmente sottovalutano un pò questo Taranto e già dall’avvio i padroni di casa non sembrano molto “sul pezzo”: sono i rossoblu infatti che sembrano più tonici ed attenti. Il Trani dà la sensazione della squadra esperta che lascia sfogare i giovani avversari per poi azzannarli al momento giusto. Ma resterà solo una sensazione. Anche i padroni di casa giocano con il più classico dei moduli ma il nostro giovane portierino De Deo corre un solo brivido su un cross teso non concretizzato a dovere dall’esterno destro biancazzurro. Per il resto, la grinta della giovane linea difensiva guidata da capitan Prosperi e completata dagli under Terrenzio (centrale), Del Bergiolo (terzino destro) e Stigliano (terzino sinistro) consente di non soffrire troppo.
Il merito è anche, ovviamente, di un centrocampo dinamico composto dalla coppia centrale Cordua (più qualità e visione di gioco) e Catalano (più dinamismo e pressing) con ai lati Bufalino a destra e Zaccaro a sinistra. Questi ultimi hanno esperienza di lega pro alle spalle e si vede, in particolare il numero 7 ex Pavia e Siracusa Bufalino sguscia dappertutto e fa davvero male quando intorno alla mezzora recupera un pallone al limite dell’area a seguito di un pasticcio del terzino sinistro tranese Lamattina e si fa stendere con astuzia: rigore! Trasforma Enzo Cosa, l’esperto centravanti tarantino (37 anni) che con il 33enne Sarli a supporto compone la coppia offensiva jonica ed il Taranto è in vantaggio: si, inaspettatamente, da Antonazzo nel playoff a Vercelli a Cosa nell’esordio di Trani, è ancora un “nativo” a gonfiare la rete avversaria con i colori rossoblu addosso!
Esplode la gioia e l’emozione dei quasi 500 “malati” al seguito nel settore ospiti, di nuovo pieno e colorato come non si vedeva da tempo per colpa di tessere e limitazioni varie che servono più che altro a far affogare nella tristezza degli stadi vuoti le categorie minori professionistiche.
La reazione dei padroni di casa è sterile e confusa, il calcio di D è davvero esteticamente brutto, ricco di litigi, falli, contestazioni del pubblico ad ogni nonnulla e chi più ne ha più ne metta. Oddio, non è che venissimo dalla Champions, anzi, lo stadio e la tifoseria di Trani mi sono sembrate senz’altro superiori a parecchie piazze “pro” visitate fino all’anno scorso, ma resta quel sottile sottofondo che ogni tanto passa per la mente e recita “ma che ca…volo ci facciamo in questa categoria?”
Nella ripresa ci si aspetta stavolta un veemente inizio biancazzurro ma i ragazzi di mister Napoli tengono botta nonostante la fatica cominci ad affiorare.
Ma alla fine è esattamente questo l’aspetto che condizionerà la gara: la fatica. Il problema è che si tratta di quella dell’arbitro!!!
Incredibilmente verso metà ripresa il direttore di gara Castello di Potenza interrompe il gioco, si accascia per un qualche problema che subito non sembra di carattere muscolare. E’ tachicardia dovuta ad affaticamento eccessivo, almeno queste sono le prime frammentarie notizie giunte in diretta TV. Passa qualche minuto e l’arbitro si ristabilisce o almeno prova a farlo: si continua, si prova a portarla a termine. Il tempo di qualche altro cambio ed un espulsione per parte (doppio giallo al centravanti tranese Vicentin e rosso diretto molto discutibile a capitan Prosperi per una manata veniale) e Castello al 91esimo getta la spugna. Interrompe il gioco, va per terra e poi viene portato con la barella in ambulanza, nonostante non ci sia particolare apprensione in campo per le sue condizioni di salute: gara sospesa definitivamente e da rigiocare quando mancavano solo pochi minuti.
Incredibile, proprio come qualche mesa fa a Como, al Taranto ricapita una circostanza analoga. Un episodio che accade sui campi di calcio chissà quante poche volte in una vita intralcia la strada rossoblu per 2 volte in pochissimi mesi!
A questo punto che dire? C’è rammarico per i 3 punti ma resta la consapevolezza di aver visto il primo Taranto di quest’anno come una squadra battagliera, piuttosto di categoria nonostante sia da rivedere in tanti aspetti (soprattutto nella creazione del gioco). Ma considerando che è stata messa su in una decina di giorni va indubbiamente elogiato il lavoro del tecnico e del suo staff.
E bisogna elogiare comunque anche la nuova società che è saputa partire in poco tempo anche negli aspetti organizzativi. E non era affatto facile, checché se ne dica.
Certo, fa discutere il rapporto di “partnership” tutto da verificare nei contenuti con l’odiato ex patron Pieroni, e magari ci sarà il tempo di discuterne nelle prossime settimane, ma l’impegno economico per ripartire finora è stato unicamente di questi nuovi soci. Iniziare con una vittoria addirittura in trasferta sarebbe stato fantastico ma, come già detto, qui tra i Due Mari nulla è mai banale!
Alla prossima…
di Fab_Ta

