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Nardo – Taranto 3-2

Quando la squadra di una città di dimensioni medio-grandi, abituata dalla storia a stare più che altro nelle categorie professionistiche, è in cattive acque dal punto di vista economico e vede dietro l’angolo lo spettro di un fallimento e di una ripartenza dal dilettantismo, la sua tifoseria ha il terrore psicologoco di trovarsi a giocare gare esattamente come quella di ieri a Nardò, partite che sembrano uscite da un almanacco anni settanta-ottanta, nella quale la fa da padrone l’ambiente circostante più che i valori mostrati in campo dai calciatori. Per carità, non si tratta di paura, andiamo sempre a testa alta e siamo sopravvissuti anche uscendo vincitori da situazioni ben più pesanti, ma semplicemente chi ama il calcio e la squadra della propria città farebbe volentieri a meno di gare così condizionate, ripeto, come avveniva nei decenni passati quando telecamere e cellulari non erano neanche nell’immaginazione della gente e di conseguenza non potevano mostrare niente di ciò che realmente accadeva.

Quante partite, anche a Taranto, anche in serie B, sono state praticamente vinte dal pubblico che “costringeva” il direttore di gara a valutare gli episodi con un occhio di riguardo per la squadra di casa? Quanti condizionamenti nei confronti dei calciatori avversari che transitavano sotto il settore dei tifosi di casa? Quanti insulti verso chi si permetteva una benché minima reazione? Quanti racconti circolano riguardo incontri ravvicinati di ogni tipo tra tifoserie dentro e fuori dagli stadi? Tipiche cose da stadio, inutile scandalizzarsi tanto, si finirebbe per passare per ingenui e perbenisti…

Ma è innegabile che oggi le cose sono parecchio cambiate, il famoso fattore campo è diventato molto meno decisivo (l’anno scorso abbiamo praticamente giocato un intera stagione con i nostri tifosi in maggioranza ovunque si andasse a giocare) e, tutto sommato, visto che allo stadio viene sempre meno gente e forse anche il livello generale di cultura della gente dovrebbe essersi un minimo sollevato, non si può negare che casi di pesanti intemperanze sono meno frequenti di un tempo.

Ieri onestamente ne avremmo fatto volentieri a meno. La città di Taranto è in un momento davvero difficile, forse decisivo per il suo futuro, stretta nella morsa di eventi non semplici da sopportare: a quello che ormai si sta definendo come uno scontro tra poteri dello Stato, nel quale uno, la magistratura, spinge per la tutela della salute dei cittadini, ed uno, il governo, si adopera non tanto per il sacrosanto diritto al lavoro quanto più semplicemente per la convenienza del settore industriale italiano di tenere in vita uno stabilimento siderurgico pensato e costruito con le tecnologie del dopoguerra, si è aggiunto il tragico evento climatico di una tromba d’aria proprio nella zona dell’Ilva e su Statte che ha spazzato tutto ciò che ha trovato davanti e ha spezzato la giovane vita di un gruista dell’area portuale dello stabilimento. Una tragedia assolutamente mal commemorata a Nardò nonostante l’evidenza mediatica ed il lutto al braccio dei tarantini…

Parlando di calcio il Taranto in serie positiva da 3 turni si presenta al Giovanni Paolo II in formazione rimaneggiata, senza gli indisponibili Fumai, Prosperi e Biondo, tre elementi tra i migliori dell’organico a disposizione di mister Pettinicchio. Ancora senza Molinari che dovrebbe essere pronto per domenica prossima e con Faccini e Cordua acciaccati ma disponibili, il tecnico non può che di schierare la sua squadra con il 4-4-2. Maraglino a guida della difesa composta di nuovo da Brancato e Terrenzio coppia centrale, Prete a sinistra e, novità, il recuperato Rosato terzino destro. Papa, che domenica scorsa aveva occupato quel ruolo, dunque, passa a completare la catena destra a centrocampo con Stigliano dalla parte opposta e i due esperti Vicedomini-Cordua in mezzo. Davanti Curri e Mignogna per impensierire i granata neretini di mister Renna che invece dispone i suoi con un 3-4-3 senza infamia e senza lode del quale si può segnalare una difesa esperta guidata dal 35enne Taurino e Vetrugno, meteora rossoblu nell’era Blasi, nessun elemento di spessore tecnico particolare e tanta grinta in mezzo al campo.

Renna tra l’altro è un nome familiare per gli appassionati del Taranto, infatti il tecnico dei padroni di casa è il figlio di Mimmo Renna, coach della promozione rossoblu in B nel 1986.

Il Nardò, in un buon momento di forma dopo un inizio di campionato disastroso, tuttavia disputa una prima frazione sottotono nettamente sorpreso da un Taranto che mena le danze iniziando a prendere possesso del gioco sin dall’inizio ma senza riuscire a finalizzare le azioni con incisività. Finalmente però la manovra è lineare, i terzini a turno supportano la fase offensiva ed anche il centrocampo, oltre al solito moto perpetuo di Cordua trova un minimo di raziocinio con la forma ritrovata e le idee chiarite di Carlo Vicedomini. Maraglino non corre rischi per tutta la frazione grazie anche alla buona guida della difesa impostata da Terrenzio.

Tante buone trame, poca concretezza: cross sbagliati, rifiniture finali imprecise, tiri fiacchi. Tranne in un’occasione intorno alla mezzora nella quale Cordua si avventa su un pallone al limite dell’area e scarica con potenza ma centrale, sulla respinta Curri manda alto ma era in posizione irregolare.

Si va al riposo con il Nardò in affanno ma nella ripresa subito al 4° minuto il match si capovolge con la rete di Antico, che in mischia porta in vantaggio i suoi sfruttando un cross su punizione dalla trequarti. Ancora una volta subiamo ingenuamente gol su tiro franco per la nostra scarsa concentrazione. E purtroppo non sarà l’ultima volta neanche in questa stessa partita…

L’1-0 è un’ingiustizia ma nel calcio ci può stare. Il Taranto prova a riprendere le redini del match: prima Vicedomini impegna a terra l’estremo difensore con un tiro da fuori e poi lo stesso n.1 salentino è costretto a raccogliere dal sacco un eurogol di Francesco Mignogna, che di sinistro va a togliere le ragnatele dall’incrocio dei pali. Pareggio meritato ed a causa dell’esultanza scomposta sia del calciatore rossoblu che di qualche ospite presente in tribuna si scatenano le risse da far-west sugli spalti.

La gara da quel momento non è più la stessa. Non c’è modo di raffreddare gli animi e sul campo i più esperti filibustieri granata provano ad approfittarne provocando i tarantini e facendo salire la tensione. L’arbitro è costretto a sospendere la contesa per qualche minuto e quando si ricomincia il gioco è spezzettato in continuazione.

E’ un ripetersi di corpo-a-corpo in campo ed in tribuna fino ad arrivare al minuto 27, quando, dopo l’ennesima interruzione per qualche spintone di troppo in area, il difensore Vetrugno, lasciato colpevolmente solo dal poco reattivo Brancato (che ha qualche responsabilità anche sulla prima rete), di testa pesca l’angolino. 2-1 e bolgia sugli spalti.

Nel frattempo Faccini aveva rilevato uno spento Curri ma ora che non c’è più niente da difendere, Pettinicchio rompe gli induci ed in pochi minuti come a Brindisi butta la squadra in attacco inserendo le giovani punte (classe 1995) Bongermino e Battista al posto di Brancato e Stigliano. Ma non si gioca praticamente mai, i neretini sono sempre a terra, i palloni finiti fuori spariscono per deiversi secondo per perdere ulteriore tempo, l’arbitro continua ad ammonire un pò tutti ma la situazione è chiaramente fuori dal suo controllo.

Nel maxi-recupero di ben 8 minuti (e forse sono anche pochi) con la squadra protesa in avanti il Taranto subisce di rimessa la terza rete con Corvino che gira in rete un cross dalla destra “bucato” da Terrenzio e dice addio alle speranze di rimonta. Tuttavia c’è ancora tempo per assistere ad una stupidissima espulsione di Prete che proprio all’ultimo si rende protagonista di un fallo di reazione/frustrazione che probabilmente gli costerà 2 giornate di squalifica ed al gol di Carlo Vicedomini, che indovina una punizione rasoterra nell’angolino basso alla destra del giovane Mirarco e segna il suo primo gol in campionato a sugello della sua migliore prestazione stagionale.

Ora si, è davvero finita con un 3-2 bugiardo. 3 gol incassati praticamente senza aver subito altri tiri in porta in una gara ben affrontata.

Probabilmente questa squadra che sta crescendo dal punto di vista del gioco e dell’affiatamento deve ancora farlo per quanto riguarda la personalità. Gare del genere, con tanta superiorità dimostrata sul campo, non si possono e devono perdere. Ambienti così ostili bisogna saperli affrontare senza mai dare la sensazione di temerli. Devono essere gli altri ad innervosirsi perché noi dobbiamo saper gestire le difficoltà nonostante i nostri siano quasi tutti giovanissimi.

Con il calciomercato che per la serie D si apre ufficialmente oggi, c’è un’altra opportunità per sistemare qualche tassello in questa squadra. Il mio invito è quello di non sperperare risorse agendo solo lì dove serve. L’anno è evidentemente solo di transizione e preparazione al futuro, nella speranza di abbandonare questa brutta categoria quanto prima.

E’ un peccato aver sprecato la fase iniziale ma intanto non si può tornare indietro ed è giusto che in società si siano ravveduti.
La lotta per riconquistare la dignità della città però attualmente è il pensiero preminente rispetto al calcio, il cui ruolo di aggregazione sociale comunque non si può discutere.
Questa partita è durissima e va giocata su più fronti.

Risolleviamoci quando cadiamo, senza mai indietreggiare.

Alla prossima.

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