E’ durissima.
L’ennesimo rospo da ingoiare fa molto male, forse anche più di ciò che ci si poteva aspettare. Questa volta a domicilio, nella città dei fiumi di parole, nello stadio mozzato nella capienza ormai da anni, si consuma l’ennesimo 0-0 playoff, il solito 0-0 che regala pianti e rimpianti.
Come contro il Catania nel 2002 e contro l’Ancona nel 2008 (ma allora si trattava di finali, in entrambi i casi) e contro l’Atletico Roma lo scorso anno, il Taranto non riesce a sbloccare la gara e compromette definitivamente tra le mura amiche la possibilità di salire in serie B.
Dopo la prestazione positiva ma sfortunata (anche negli episodi arbitrali) di Vercelli, Dionigi sceglie di cambiare le carte in tavola accantonando la freschezza e la qualità dei giovani Bertolucci e Bradaschia per riconsegnare la maglia da titolare agli esperti Rizzi e Rantier. L’altro cambio rispetto all’andata è il ritorno di Momo Coly al centro della difesa con Vito Di Bari spostato sulla sinistra e Fabio Prosperi ancora più in là, in panchina. Il resto è confermato.
Braghin senza il terzino sinistro Murante squalificato ed il mediano Rosso infortunato, ripropone il suo solito schieramento con l’ottima difesa a 4 Bencivenga-Ranellucci-Masi-Armenise, il centrocampo a rombo con Calvi (che ha dovuto affrettare il rientro da un infortunio) perno basso davanti alla difesa, Marconi vertice destro, Espinal vertice sinistro e la giovane promessa Germano (classe ’92) tra le linee, alle spalle di Martini e Malatesta. Iemmello, “l’eroe” del dito medio, non pervenuto. Anche Carraro, il numero 10 dell’andata, resta in panchina.
La cornice di pubblico allo Iacovone è fantastica (altro che Lega Pro…), il diluvio all’ingresso nello stadio della Pro Vercelli sommersa da fischi assordanti sembrava il preludio tipico ad un impresa da ricordare ed invece già dal fischio d’inizio si intuisce che il Taranto non è in forma smagliante mentre i piemontesi sembrano avere nelle gambe qualcosa in più.
E’ solo la tensione da sciogliere o una scelta tattica di gestione dello sforzo? Non lo possiamo sapere, di certo c’è che la Pro corre di più ed i rossoblu fanno fatica a creare gioco. Ci si affida, come sempre ai calci da fermo o alle iniziative personali di Chiaretti e Rantier, coloro che nel girone di andata avevano trascinato la squadra con i loro gol.
Ma le occasioni sono poche ed estemporanee. Quella colossale la spreca come sempre Julien Rantier, che si avvita male dal dischetto del rigore con il destro ed il corpo completamente all’indietro sparacchiando alle stelle una palla centrata in modo un pò goffo ma efficace da Girardi. Poco prima era stato Antonazzo sugli sviluppi di un calcio piazzato a girare in porta col sinistro in mischia ma il tiro sfortunatamente era risultato centrale.
Da quel momento, e siamo più o meno al venticinquesimo, vengono fuori i bianchi, occasionalmente in maglia oro, che prendono definitivamente le misure ai nostri e subiscono il minimo indispensabile. Anzi, nel finale di tempo sfiorano la marcatura in maniera clamorosa con Martini che sbaglia col sinistro da non più di 7-8 metri con Bremec praticamente fuori causa. A fine tempo altra occasione sprecata da Malatesta e si va negli spogliatoi.
E’ un Taranto che non dà la sensazione di poter accelerare, sembra stanco e senza idee. Gli innesti hanno indebolito la squadra: Rizzi è praticamente inesistente, Coly non sembra in giornata e Rantier è il solito fumoso a cui manca puntualmente l’idea giusta. Ma anche gli altri non sembrano particolarmente in vena: Sciaudone e Antonazzo i migliori, soprattutto il secondo che si prende la responsabilità di provare anche il tiro dalla distanza.
Nella ripresa incredibilmente non accade quasi nulla. L’ardore dei rossoblu, già non straordinario, va lentamente spegnendosi. Mister Dionigi prova a dare qualche nuovo indirizzo alla gara con Bertolucci per Rizzi, in modo da spingere di più sulle fasce ma il Taranto è quasi solo calci da fermo e lanci lunghi verso un Girardi sempre più immobile (purtroppo non Immobile con la I maiuscola, come il bomber di Zeman, ma proprio immobile nel senso di staticità…). Sono ben più insidiosi i vercellesi in contropiede ma ci perdonano più volte, dandoci ancora opportunità per cercare, di riffa o di raffa, quel gol che ci manderebbe in finale.
In una di queste ripartenze veloci degli “ORO” (la stessa maglia dell’Ancona ai playoff 2008, nefasto precedente) Vito Di Bari si stira per salvare un gol quasi fatto, e con lui fuori dal campo Dionigi compie la scelta di sostituire Rantier con Alessandro. Il mister mi perdonerà se mi legge, ma per come la vedo io ha fatto qualche errore nella formazione iniziale e nella gestione dei cambi. Ovviamente è un ragionamento del dopo gara, magari si poteva comunque vincere giocando male e con gli interpreti scelti, ripeto, non me ne voglia il mister al quale va semplicemente detto un enorme grazie per tutto quello che ha fatto in questi mesi rossoblu. E un peccato di lucidità probabilmente è stato anche la scelta di cambiare proprio in quel momento, senza aspettare di verificare le condizioni di Di Bari e giocandosi pure così la possibilità di buttare dentro Guazzo, almeno per dare un pò di peso e presenza in un area di rigore sempre meno frequentata dai nostri.
Ma è andata così. Il numero 3 non ce la fa e lo sostituisce quindi capitan Prosperi: cambi finiti già a 20 dalla fine. Non accade nulla, solo un cross di Bertolucci, l’unico decente, per la testa di Girardi che non trova la porta ed un altro colpo di testa alto di Guido Di Deo.
L’arbitro (buona direzione, ma il danno era già stato fatto a Vercelli) fischia tre volte e spegne il sogno della promozione. Passa la Pro Vercelli, seguita da una trentina di tifosi che forse neanche ci speravano troppo.
E’ solo la fine del sogno di questa stagione, o quel triplice fischio dà virtualmente lo stop al calcio professionistico in riva allo Jonio per chissà quanto tempo? Non lo sappiamo, il rischio di sparire è grande ma è dovere della collettività per una volta dare seguito alle parole con i fatti.
Siamo sfiniti da questa stagione e da questa ennesima batosta, i giocatori ed i tecnici anche, ma loro continueranno altrove la loro carriera ed arriveranno dove meritano, mentre noi restiamo qua, ancora con un pugno di mosche in mano, solo con i fantomatici record e la storiella del campionato che ci siamo agitati a raccontare a tutti di aver vinto il campionato sul campo, titolo che può valere per le statistiche ma per null’altro. Tra l’altro anche l’altra “vincitrice morale” del girone B, il Siracusa, si fa beffare in semifinale in casa propria dal Lanciano (2-2) ed ora si trova nei nostri stessi panni…
Buona fortuna a tutti, perché credo che ce ne sarà davvero bisogno, e alla prossima, perché comunque vada, il Taranto resta una fede e ci farà ancora emozionare.
di Fab_Ta

