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La disfatta di Potenza

Chissà perché nel bel mezzo della disfatta di Potenza, l’ennesima e forse la più cocente di questa difficilissima stagione del nostro Taranto, mi è venuto in mente quel coro che andava di moda allo Iacovone appena un annetto fa: “e tanto già lo so che l’anno prossimo gioco di sabato”…

Mi tornava alla memoria una squadra che, nonostante i propri limiti, giocava per vincere, metteva l’anima in campo e spesso all’ultimo respiro trovava quel guizzo che consentiva ai propri supporters di gioire per la vittoria: solo 365 giorni fa assistevamo a gare che avevano in ballo la prospettiva di una promozione in serie B e contemporaneamente iniziavano a circolare quelle voci nefaste (che poi si sono rivelate purtroppo verissime) di scadenze non ottemperate, “crisi di liquidità”, e così via.

Insomma, era l’inizio di un percorso vissuto sempre al limite della tensione che tra mille incredibili montagne russe ci ha portato fino alla gara del Viviani, che rappresenta uno dei punti più bassi della storia pallonara della città di Taranto.

Ora però, si potrebbe partire con mille analisi della disfatta, con mille accuse, con il riconoscimento di mille errori, ma sinceramente quello che secondo il mio parere serve è semplicemente buon senso.

Una caccia alle streghe probabilmente non serve proprio a nessuno. Questo Taranto in difficoltà deve semplicemente essere accompagnato di partita in partita verso una salvezza che bisogna impegnarsi a raggiungere il prima possibile, senza fare sangue amaro ad ogni battuta di arresto, anche dopo le gare peggiori come quest’ultima.

Al Viviani non mettevamo piede dal 2010, primo anno dei D’Addario (quello della “Champions”, del modello Barcellona, del “metteremo paura al Verona”, del trio Scarpa-Corona-Innocenti, della cacciata di Braglia dopo una manciata di partite per problemi con la famiglia…), affrontavamo un Potenza ultimissimo in classifica, già praticamente condannato alla retrocessione ed alla successiva scomparsa dal professionismo, ma al termine di una gara completamente difensiva, con l’unica punta che giocava praticamente sulla trequarti, riuscimmo ad impattare 0-0 con il conseguente esonero dell’allenatore, il tarantino Franco Delli Santi.

Ciò che accomuna la gara di allora a quella di oggi, a distanza di un paio di anni, è il fatto di avere ancora una volta un tecnico ed una società “indigeni”, ma se vogliamo anche la prova fornita, in entrambi i casi imbarazzante.

Pettinicchio conferma il suo 3-4-3 con diversi cambi rispetto alla vittoriosa prova contro la Puteolana, molti dei quali forzati.

Innanzitutto la difesa, che perde solidità senza lo squalificato Rosato a destra e l’infortunato Terrenzio al centro, sostituiti dal giovanissimo palermitano Brancato, classe ’94, e dall’esperto Occhipinti, che ancora una volta si confermerà in negativo. Restano capitan Prosperi ed il portiere Maraglino a completare il pacchetto arretrato.

Del Bergiolo a destra e Stigliano a sinistra sembrano inamovibili per il tecnico, così come il duo in mediana Vicedomini-Cordua. Davanti Bongermino centravanti è, o almeno dovrebbe essere, coadiuvato ancora da Noviello e stavolta da Fumai, reduce dal buon secondo tempo di domenica scorsa, in luogo di Bufalino. Ancora panchina per Biondo e Sarli.

Il Potenza è onestamente una squadra magari volenterosa ma obiettivamente scarsa. Il mister pro-tempore Volini la schiera con un 4-3-3, tanto tutto sommato non ha niente da perdere visto che i suoi hanno collezionato appena 1 punto in 7 gare, e sono reduci da 4 sconfitte consecutive, l’ultima a Foggia, 4-0 in casa di una squadra che ha avuto le nostre stesse problematiche…

La cronaca è scarna: tanta battaglia in mezzo al campo, tanti errori da entrambe le parti, zero pericoli “veri” per almeno mezzora. Il Taranto prova a dettare i tempi della partita ma le idee sono scarsissime, tuttavia qualche combinazione di prima riesce con Bongermino che si muove parecchio e crea spazi per chi dovrebbe aiutarlo a chiudere l’azione, ora Vicedomini, ora Cordua, ora Noviello. Ma si tratta sempre di pericoli potenziali, tiri da fuori, azioni sventate. Tra tutti il migliore risulta essere Fumai, che tra l’altro con un suo spunto crea l’unica reale occasione da gol quando sguscia in area dalla linea di fondo, mette bene la palla arretrata rasoterra per Vicedomini che, invece di bucare la porta, ciabatta di piatto senza che neanche Bongermino riesca d’istinto a metterci un piede in modo da deviare in rete da 2 metri…

Il Potenza invece tampona senza grossissimi affanni e prova a ripartire: che altro potrebbe fare?

Ci provano ancora i rossoblu ospiti con un altro tiro dalla distanza di capitan Prosperi e ancora con Fumai ma si va negli spogliatoi con lo 0-0 e la sensazione che con un minimo di cattiveria in più si può portare a casa il risultato pieno.

Invece dagli spogliatoi esce un Taranto senza grinta, che forse pensa di poter gestire la gara accelerando a piacimento. Così i padroni di casa ne approfittano provando ad uscire dal proprio guscio. Intorno al decimo già un campanello d’allarme suona nella difesa jonica con Occhipinti costretto ad un recupero che evidentemente lo affatica all’inverosimile e che gli toglierà la restante lucidità, dato che al giro successivo di lancette un suo svarione su cross dalla sinistra lascia il potentino Cataruozzolo libero in area a tu per tu con Maraglino: rimpallo favorevole e gol, Potenza clamorosamente in vantaggio. E ad aggravare la situazione c’è da registrare la stramba mossa di Pettinicchio che pochi secondi prima aveva scelto di togliere Bongermino in luogo di Catalano, passando ad un 3-5-2 senza un effettivo centravanti.

Il Taranto accusa il colpo, perde le sue già pochissime certezze, sbanda e sparisce dal campo, finendo per subire il raddoppio dopo 5 minuti: l’impacciato Vicedomini perde palla (probabilmente a seguito di un fallo) a metà campo, lancio ancora per Cataruozzolo che va via in velocità (o sono i nostri ad essere lentissimi?) alla nostra difesa sbilanciata fino a servire con altruismo il compagno Tortora al suo fianco che appoggia semplicemente in rete. 2-0!

Subito Pettinicchio prova a riassestare la sua squadra di nuovo al 3-4-3 con Sarli e Papa a sostituire Cordua e Del Bergiolo (ancora una volta troppo timido sulla sua fascia di competenza) ma la frittata ormai è fatta: i lucani tutti dietro non lasciano spazi, la confusione di idee regna sovrana e solo una traversa su colpo di testa di Papa può essere considerato come pericolo per il portiere Della Luna.

Finisce in disfatta, anche a causa del rosso diretto a Vicedomini, reo di aver scalciato un avversario che gli era andato via, ormai a tempo scaduto.

Era una gara che si poteva indubbiamente vincere se si fosse lavorato meglio sulla tranquillità e sulla concentrazione. Già a Battipaglia si era perso per distrazione ma quantomeno gli avversari non erano di livello così basso. E se si fosse vinta si sarebbe messo in moto un meccanismo completamente opposto a quello attuale che porta depressione, scoramento, incertezza e paura, visto che si è perso davvero male.

Urge ora recuperare Terrenzio e Rosato che paiono indispensabili in difesa, modificare assolutamente qualcosa in mezzo al campo, fasce comprese, e lavorare sui movimenti con e senza palla, perché siamo piuttosto statici e timidi in fase propositiva. Ricordiamoci però che abbiamo qualità piuttosto mediocri e dobbiamo fare punti per salvarci, perciò non aspettiamoci mirabilie ma è necessaria, e va pretesa, concentrazione dal primo al novantesimo minuto più recupero. Basta con queste paure e con questa “mollezza”, fuori gli attributi! Domenica vogliamo una gara lucida e con il sangue agli occhi per riscattare questa batosta.

E basta pure con l’abuso della parola “dignità”. Diciamo le cose come stanno: questi devono solo giocare a pallone al 100% delle loro possibilità, rispettando così chi li paga e chi li segue ogni domenica, non dare lustro a una città. Non è compito loro, al limite può essere una conseguenza. Inutile caricarli di responsabilità che spettano ad altri.

Alla prossima, sperando sia molto ma molto migliore…….

di Fab_Ta

 

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