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C’è una squadra di calcio che faticosamente risale in classifica e riesce a dare un po’ di continuità ai risultati. C’è una città che sprofonda all’ultimo posto per qualità della vita nel 2012 nella speciale graduatoria de Il Sole 24 Ore.

In questa classifica non ci siamo mai piazzati benissimo ma siamo sempre riusciti più o meno a tenerci a galla. Il 2012 ci ha dato il colpo di grazia. Sarà la questione Ilva che proprio in queste ore sta vivendo i suoi momenti più drammatici. Sarà che lentamente stanno venendo al pettine i nodi di una città che per troppo tempo ha vissuto di inerzia, delegando al primo arrivato il rilancio e cullandosi nei facili alibi del “tanto non si può fare nulla” o quello che ”in fondo sono tutti uguali”. Una città che non riesce a essere unita nemmeno quando un sedicente comico, per giunta barese, con uno sketch che non fa ridere ci insulta pesantemente. Una città che non si ribella quando le tolgono i collegamenti ferroviari con Roma e Milano ma corre a farsi il biglietto sulle autolinee private perché si risparmia.

Nel calcio quando una squadra non produce risultati il primo a pagare è l’allenatore. Se la città è ultima in classifica la colpa di chi è? Probabilmente di chi, in un momento così drammatico, non ha ancora completato la giunta. Probabilmente di chi per troppi anni ha chiuso gli occhi e ha lasciato che la questione Ilva diventasse materia per la magistratura. L’esonero di questi personaggi sarebbe necessario per ripartire.

Ho sempre pensato che il calcio fosse lo specchio di qualsiasi città. E nei fatti lo è. L’anno scorso il fanalino di coda della classifica era Foggia, quest’anno siamo noi. Caso strano entrambe, l’estate scorsa, hanno fatto il passo del gambero trovandosi in serie D dopo aver sfiorato per diversi anni la B. Caso strano loro in classifica hanno qualche punto in più di noi. Sicuramente la città di Taranto si specchia perfettamente nel terreno di gioco spelacchiato e ingiallito che domenica ha ospitato la gara col Monospolis. Che viene qua da ‘grande’, mentre vent’anni fa i ruoli erano decisamente invertiti.

Siamo ultimi, al 107esimo posto. Veniamo dopo realtà come Vibo Valentia, Caltanissetta, Trapani, Agrigento, Enna, Carbonia Iglesias che – non me ne vogliano – qualcosina in meno di noi hanno. L’unica consolazione è che peggio di così non si può fare e che si può solo risalire. Il dramma è che in questa classifica non ci sono playout da prendere per i capelli né si può essere ripescati. Si è ultimi e basta. Ed esserlo per due anni di seguito sarebbe davvero mortificante.

Prendendo esempio dal calcio possiamo cominciare da subito l’opera di bonifica. I frutti non saranno dolcissimi né tantomeno spunteranno subito ma arriveranno. Proprio come per la squadra di calcio. Sette punti in tre gare solo un mese fa erano fantascienza. Oggi riusciamo a mettere in difficoltà anche la corazzata Monospolis. Certo il cammino è lungo e pieno di insidie. Ma le intenzioni sono buone. E dopo la tempesta estiva si intravede finalmente un po’ di quiete.

Parlo da fuorisede lo so. E sono in una posizione privilegiata, me ne rendo conto. E probabilmente non ho alcun titolo di fare la morale io che, invece di mettermi al servizio della città, ho scelto di andarmene. Però è arrivato il tempo di rialzare la testa, rimboccarsi le maniche e studiare per la nostra città un futuro diverso. Che è possibile. Anzi oramai credo inevitabile. Un futuro diverso è l’unica cosa che ci resta.

Gianluca_semeraro

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Gianluca Semeraro alias Kuldelski.