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Sweet Dreams

Una volta il derby col Grottaglie si sarebbe giocato sul ‘green’ dello Iacovone. Oggi dovremmo dire che si è disputato sullo ‘yellow’ o anche sul ‘brown’, giusto per tenere la dizione inglese dei colori. E meno male che abbiamo vinto! Altrimenti il nostro fegato sarebbe diventato dello stesso colore del terreno di gioco. Questo perché la gara col Grottaglie bisognava vincerla a tutti i costi. E non perché era un derby. Ma perché fa classifica. Anche se gli effetti di questa vittoria magari li apprezzeremo tra qualche mese. Così come ci accorgeremo quanto sia stato ingenuo non prendere nemmeno un punto a Potenza. E a proposito di colori, se il Grottaglie è biancazzurro che c’azzecca (come direbbe Di Pietro) il colore granata sfoggiato domenica? Boh!

Un problema, quello del terreno di gioco, che si ripropone più o meno in questa parte della stagione ogni anno. Colpa del tempo sicuramente. Troppo arido il clima tarantino per fare in modo che l’erba cresca rigogliosa come in un prato inglese. Colpa dell’incuria senz’altro. In una stagione così secca occorrerebbe qualcosa in più della manutenzione ordinaria, mentre temo che non venga eseguita nemmeno quella. Sicuramente è colpa anche del fatto che sul povero ‘green’ (anzi ‘yellow’) dello Iacovone ci si allena tutta la settimana. D’altronde non può essere altrimenti. Il Taranto, anzi la città di Taranto, non dispone di un campo alternativo su cui far svolgere gli allenamenti alla prima squadra, dove magari far disputare anche le gare di campionato delle giovanili (invece del ‘grey’ dello Iacovone B) e di squadre minori della città come ad esempio i Delfini Rossoblu che da troppi anni sono costretti a emigrare in provincia.

Potrebbe magari essere un complesso con più campi da gioco, qualcuno anche in sintetico che sempre più rappresenta il futuro del calcio. Sto sognando? Forse. Però se penso che il Novara aveva a disposizione il centro di Novarello anche quando stava in serie C, allora mi chiedo perché a Taranto non si possa fare lo stesso. Magari non lo chiameremo Tarantello, che fa un po’ ridere. Di certo una città come la nostra di circa 200.000 abitanti meriterebbe strutture sportive all’avanguardia. E questo al di là della categoria. Categoria che poi dipende strettamente dalla qualità dei campi da gioco che si hanno a disposizione.

E questo vale per tutti gli sport non soltanto per il calcio. Palamazzola a parte, non esistono altre strutture che consentano ad esempio la crescita del basket maschile o del volley che pure ha vissuto qualche anno di gloria in serie A ma poi ha dovuto cedere il passo anche per la mancanza di un palazzetto in cui giocare.

Potrei poi ripetermi sulla questione della gestione dello Iacovone così come delle altre strutture. Ma sarebbero cose trite e ritrite su cui però la penso sempre allo stesso modo, e cioè che bisognerebbe ripensare a come le società sportive debbano fruire delle poche strutture comunali con un maggior coinvolgimento nella gestione e ovviamente nei costi e nei ricavi.

Mi piace però andare oltre. A Taranto troppe volte quando qualcuno ha un’idea almeno dieci persone dicono: “sì vabbè, questo a Taranto è fantascienza!” . Io invece voglio pensare che a Taranto sia possibile qualunque cosa, anche avere tanti ‘green’ su cui far rotolare tanti palloni. Un anno fa avreste immaginato che un migliaio di tarantini avrebbero dato vita a un’associazione di promozione sociale che poi avrebbe salvato il calcio della città contribuendo fattivamente all’iscrizione in D? Io dico di no. O che un attore americano premio Oscar (Adrien Brody), un regista e sceneggiatore anche lui premio Oscar (Paul Haggis) e un eroe del cinema nostrano (Vinicio Marchioni) avrebbero indossato la maglietta “Respiriamo Taranto” e parlato del problema Taranto in una conferenza stampa?

I sogni non si realizzano solo quando ci si limita a sognarli. Se invece si lavora per trasformarli in realtà, magari non si realizzano tutti, magari non si realizzano esattamente come li avevamo sognati ma possiamo andarci molto vicino. Sono troppo ottimista? Forse. Ma sono stanco di sentirmi dire che a Taranto non si può fare questo o quello, che questa o quella cosa a Taranto non potrà mai accadere, che “figurati se te la fanno fare, non hai idea di come sta messa la città”.

Voglio cominciare a sognare una Taranto diversa e a lavorare per una Taranto diversa. Magari ci vorrà tempo, magari sarà un cammino faticoso. Ma ci voglio provare. E spero davvero che saremo in tanti a provarci, tutti nella stessa direzione. Direzione ‘green’ appunto!

Gianluca Semeraro alias Kuldelski

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