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Impressioni di Settembre

“Tutti sono in discussione ma non facciamo una caccia alle streghe”. Questo è il sunto delle dichiarazioni dei protagonisti dell’avventura tarantina all’indomani della magra figura a Bisceglie.

Concordo più con la prima parte della frase che con la seconda. Tutti sono in discussione, in particolare l’area tecnica che significa calciatori, allenatore ma anche e soprattutto consulente, (leggi Pieroni). Per bilanciare i mal di pancia della tifoseria giustificati da un passato pieno di ombre, il consulente tecnico avrebbe dovuto fare un lavoro coi fiocchi. Soprattutto sui giovani: avrebbe dovuto portare talenti magari da piazze come Lazio o Inter o Milan. Questo significa fare la differenza rispetto a un qualsiasi direttore sportivo.

Invece abbiamo pescato un po’ a casaccio tra Calabria e Sicilia con il risultato che, a parte forse Catalano, di giovani validi non mi sembra ce ne sia uno. Sugli over stenderei un velo pietoso. Prosperi finora ha fatto la differenza in negativo, Sarli non è pervenuto così come Cordua, Noviello, Bufalino e compagnia bella.

A Taranto il tempo delle attenuanti dura poco. E’ il pregio e il difetto di questa piazza che non è stata mai in serie A ma di calcio ad alti livelli ne ha visto eccome! Domenica a Bisceglie l’arbitro ha impacchettato la partita già al ventesimo con un rigore dubbio e un’espulsione che non esisteva. Ciò non toglie che in dieci contro undici si possa quantomeno giocare al calcio.

E qui entra in gioco l’allenatore: non ha saputo dare in quattro giornate una fisionomia tattica e una personalità alla squadra. Ed è questa la cosa più preoccupante. Più del 2 a 0 subìto a Bisceglie o delle sconfitte interne col Foggia e col Gladiator. Perché ci sta che perdi anche se giochi bene, ma se mostri personalità in campo puoi sempre sperare di vincere la gara successiva. Non è questo il caso.

In una società che si sta dando un’identità più definita dal punto di vista azionario, forse è arrivato anche il momento di mettere in discussione alcune scelte tecniche, peraltro più subìte che realmente sostenute. Se Pieroni non fa la differenza, diventa solo zavorra. E quindi forse è meglio lasciarlo andare. I giocatori hanno un contratto che devono rispettare. Inutile disegnare foschi scenari né farsi intimidire da inesistenti ricatti. Occorre avere coraggio prima che sia troppo tardi.

E’ arrivato un nuovo direttore generale che si spera abbia più personalità del precedente, praticamente scomparso dopo una settimana. E ci si augura che dia ordine al disordine e che stabilisca delle gerarchie precise.

La nota positiva è che la società c’è e agisce con grande equilibrio. Diversamente da certi facili isterismi del passato quando presidenti, presunti validi imprenditori, si offendevano di fronte alle prime critiche e minacciavano di lasciare.

E’ normale che dopo tre punti in quattro partite e due rovinose sconfitte in casa, i tifosi si lascino andare a commenti pesanti e si dimentichino che ad agosto non c’era nessun altro che voleva prendersi il Taranto e che i giovani della Berretti dello scorso anno erano stati già quasi tutti piazzati in altre squadre.

E’ anche normale che qualcuno, rimasto fuori dai giochi, si tolga qualche sassolino dalla scarpa approfittando dei risultati negativi salvo poi scomparire quando e se le cose andranno bene. E’ già successo a intervalli regolari in passato. Fa parte del gioco. E mi sembra che Bongiovanni e Zelatore a tutto questo abbiano reagito con la giusta fermezza e il giusto equilibrio.

Poi si sa, il tempo come sempre sarà galantuomo.

Gianluca Semeraro alias Kuldelski

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