di Marina Luzzi tratto dal Corriere del Mezzogiorno
La proposta è di quelle vincenti e romantiche. E’ già successo ad Ancona, Modena, Verona, Rimini, Vicenza e Lecce. Da qualche mese accade anche a Taranto. Parliamo del supporters trust, ovvero della partecipazione dei tifosi al capitale sociale della loro squadra di calcio del cuore.
Nel capoluogo jonico il 10% dell’attuale capitale sociale della neonata “Taranto Football Club 1927” appartiene proprio ai tifosi, o meglio all’associazione di promozione sociale “fondazione 706 a.C.”, che li riunisce. Nel marzo scorso, quando i sostenitori più accaniti cominciarono a pensare ad un atto concreto di vicinanza al club, la situazione dell’allora As Taranto appariva già difficile ma non disperata. Ecco perché tra i primi obiettivi dell’associazione non c’era quello di sedersi al tavolo della stanza dei bottoni quanto quello di sostenere la società nel rinvigorimento del settore giovanile, di promuovere nuovi impianti sportivi dislocati per la città, di favorire iniziative che facessero conoscere la storia del club, per esempio con un museo permanente. Insomma far nascere una cultura sportiva attraverso iniziative concrete, come fu per la donazione di un defibrillatore al settore giovanile rossoblù o per la registrazione dello slogan Respiriamo Taranto come brand commerciale da poter stampare sulle maglie degli atleti e dei loro patiti.
La B sfumata ed il successivo spegnimento del sodalizio di D’Addario, invece, hanno inevitabilmente cambiato le priorità, dunque per provare a mantenere il calcio a Taranto, la “Taras 706. a.C.” il 20 luglio scorso ha costituito una nuova società dilettantistica, sperando nell’appoggio di qualche imprenditore che garantisse l’iscrizione al campionato. La vicenda, come è noto, si è conclusa con la nascita di una cordata e con la presidenza affidata per la prima volta ad una donna, Elisabetta Zelatore, che definisce l’esperienza con l’associazione, a tutti gli effetti parte integrante dell’organizzazione, «positiva e gratificante ».
Taranto così è ufficialmente entrata nel circuito virtuoso del tifo partecipato, poiché alla “fondazione Taras 706. a. C.” è stata riconosciuta l’affiliazione al “Supporters Direct Europe”, organo che raccoglie le tante realtà europee che hanno ormai sposato questo nuovo modo di vivere lo sport, complice la crisi finanziaria che attanaglia tantissimi club, soprattutto nelle categorie inferiori, e che attraverso il tifo partecipato, garante della vigilanza sui bilanci delle società, prova a scongiurare ulteriori fallimenti. L’affiliazione è solo un riconoscimento formale che però testimonia la trasparenza con cui l’associazione ha agito a partire dalla sua costituzione.
Da qualche settimana sono stati nominati ufficialmente anche presidente e consiglio direttivo nominati a seguito di regolari elezioni, con tanto di programmi elettorali, seggio e scrutino finale. «Hanno potuto esprimere la loro preferenza anche i tifosi fuorisede, attraverso il voto elettronico – ha spiegato il neo presidente Claudio Andriani – e del centinaio che ne avevano diritto, ne hanno usufruito in 82. Sono persone che hanno aderito all’associazione, pur sapendo che in questa stagione non potranno vedere alcuna partita del Taranto né in trasferta né in tv, solo per il profondo amore che li lega ai nostri colori sociali, a prescindere dalla categoria in cui militiamo. La gara di solidarietà che si è scatenata a poche ore dalla chiusura del termine per l’iscrizione al campionato, quando mancava ancora del denaro, è stata commovente e ci ha dimostrato che è nelle difficoltà che i tarantini sfoderano un grande spirito collettivo.
Il nostro apporto però non può concludersi qui. Vogliamo occuparci anche di iniziative di natura sociale, di sensibilizzazione, soprattutto nei confronti delle giovani generazioni, e di riqualificazione del territorio». Un calcio che cambia, trasformandosi in mezzo di promozione culturale.
Chissà che non possa essere questo il futuro.
