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La fine di un sogno

Lunedi 7 maggio scorso, alle 22, esplodeva la festa. Il Cras basket Taranto batteva il Famila Schio in finale a  gara -3 per 72 a 58 e si laureava, per la quarta volta in nove anni, campione d’Italia.

Cras scudettoUna serata indimenticabile per i tifosi del Palamazzola, per Taranto tutta. Quella sera tutti noi speravamo che i reiterati appelli della dirigenza Basile-D’Antona, un binomio che ci ha portato ai vertici della massima serie -e delle competizioni europee-  per anni, avrebbero portato al Cras una cordata di sponsor locali, magari uno sponsor a livello nazionale, sicuramente l’intervento delle istituzioni.

Il presidente Basile aveva chiesto tempo per avviare trattative con gli sponsor, tempo per trattenere a Taranto le giocatrici, tempo per dialogare con le istituzioni. Ed il tempo è passato, continuando a sperare, guardando al mercato ed alla situazione, molto grave, del basket italiano tutto, non solo femminile.

Nel frattempo abbiamo appreso della partenza di Elodie Godin per Schio (anche se non ancora ufficializzata) da un suo messaggio su facebook; e questo è suonato come un campanello d’allarme. Il Famila Schio, a metà giugno, ha completato il roster con l’ingaggio della nostra ex Kathy Wambe, con la guardia McCray dal Good Angels Kosice e della pivot Lavender. Non contando l’interessamento per la nostra Giorgia Sottana.

Intanto il Lavezzini Parma non è stato a guardare, formalizzando l’ingaggio di Harmon, Ajducovic, Zara e Battisodo e corteggiando anche la crassina Simona Ballardini.

Ed arriviamo ad oggi, 18 giugno. Con un secco -pur se accorato- comunicato stampa il presidente Basile ha annunciato che il Cras basket Taranto ha rinunciato all’Eurolega, la cui iscrizione scadeva oggi, auspicando di poter salvare almeno il titolo in serie A1.

Risulta evidente come le trattative con gli sponsor non siano andate a buon fine, almeno per il momento, e che le istituzioni non abbiano mostrato nè interesse nè impegno per salvare una realtà -il Cras- che da 51 anni opera sul territorio avvicinando i giovanissimi ad uno sport sano e meraviglioso come il basket e che per tanti anni è stato serbatoio di talenti per la nazionale femminile. Una realtà che ha portato il nome della nostra città in giro per l’Italia e l’Europa, regalando momenti indimenticabili: quattro scudetti, due Coppa Italia, tre Supercoppa, una finale di Europe Cup e i quarti di finale di Eurolega.

Purtroppo, evidentemente, non è bastato. Non si poteva chiedere altro ad una dirigenza che ha davvero dato tutto, ma che non poteva continuare da sola a sostenere un peso economico e logistico di questa portata. Il momento drammatico che il nostro paese sta vivendo grava pesantemente su sport come il basket, che, dispiace dirlo, vengono considerati di secondo piano rispetto al calcio. In A1 maschile molte società sono in difficoltà, nel campionato femminile Alcamo ha già rinunciato alla serie A1, sono in forse anche Pozzuoli e la Pool Comense, società storica e pluriscudettata. In Europa il Ros Casares Valencia, campione di Spagna e d’Europa, ha chiuso i battenti.

Tutto ciò consola poco, però, gli appassionati di basket tarantini. Il 30 giugno scade il termine per l’iscrizione alla serie A1, la società “auspica di poter conservare il titolo”, Godin e Vaughn sono andate via, Michelle Greco è tornata negli USA, Mahoney è data in partenza per Madrid, e se qualcosa di importante non dovesse intervenire a breve, anche le altre prenderanno nuove strade, inesorabilmente lontane da Taranto.

Tempo fa alcuni tifosi proposero una sorta di azionariato popolare, simile a quello che la Fondazione Taras ha promosso per salvare il Taranto Calcio. Dispiace che questa proposta non sia stata accolta: avrebbe potuto, anche se in minima parte, contribuire a dare un futuro al Cras.

Gia, un futuro. Quale futuro ci si prospetta? Cedere il titolo? Ma una cosa è cedere un titolo di A1 come purtroppo fu costretta a fare la Prisma Volley, un’altra è farlo da…Campioni d’Italia!

Il presidente Basile, durante i playoff, aveva accennato ad un possibile ridimensionamento, qualora non si fossero trovati gli sponsor, o addirittura a ripartire dalla serie B. Con il passare dei giorni, le nostre speranze si affievoliscono, e cresce l’amarezza.

Amarezza per una città che affoga, che non riesce ad uscire da uno stallo ormai permanente, nella quale la volontà di pochi non è sufficiente a salvare nulla.

Per quanto riguarda il Cras, siamo disposti a ripartire, pur se con dolore, anche da una serie inferiore. Purchè esista un progetto, purchè vi sia una speranza per il futuro, una speranza per costruire, per ripartire, tagliando tutto il superfluo, rifondando, ancora, per l’ennesima volta, una squadra che, unica in Italia, non ne avrebbe proprio avuto bisogno, perchè già perfetta, come è stata nell’ultimo anno.

In bocca al lupo, presidente.

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